Impianto di un pacemaker

Scritto da Saverio Schirò Martedì 08 Maggio 2012 17:40

 

Caro Saverio, il mio cardiologo mi ha detto che ho bisogno del pacemaker, perché ho i battiti troppo lenti. Mi ha spiegatopacemaker che ho un blocco cardiaco che potrebbe causarmi uno svenimento. Io non sono mai svenuto, ho avuto qualche giramento di testa, ma non ho mai perso i sensi e neppure sono mai caduto per terra. Secondo lei, è proprio necessario questo impianto? Vede Saverio, io vado per gli ottant’anni ed ho paura a sottopormi a questo intervento. Mia moglie, insieme al mio dottore, dicono che devo assolutamente farlo e che è un intervento di poco conto e privo di rischi. Lo fanno per convincermi, lo so. Lei che lavora in Cardiologia e sicuramente avrà tanta esperienza, che ne dice? Mi spiegherebbe, per favore, in cosa consiste questo intervento e se ci sono pericoli? Grazie infinite per la pazienza.

Salvatore Lo Verso

Risponde Saverio Schirò, Infermiere professionale presso la Cardiologia dell'ARNAS - Ospedale Civico di Palermo.
N.B:Tutte le risposte, i consigli, i chiarimenti divulgati tramite Internet, i giornali, la televisione o altri mezzi di comunicazione, hanno solo un carattere informativo e non possono sostituire in alcun modo la visita diretta di un medico specialista il quale è il solo competente a fornire diagnosi e dare terapie!

Caro signor Salvatore, la ringrazio per prima cosa della fiducia che mi concede. Per quanto riguarda l’impianto di un pacemaker, è vero, ho tanta esperienza perché è il settore della Cardiologia in cui lavoro da tanti anni. Per prima cosa devo confermarle che se il cardiologo ha prescritto l’impianto, allora questo è assolutamente necessario.
Cercherò di spiegarle tutto quello che riguarda l’impianto di un pacemaker, come si esegue la procedura, quali rischi e come cambierà la sua vita dopo l’operazione. Vedrà che i benefici sono infinitamente più numerosi dei problemi e delle limitazioni che potrà avere e spero e credo che se avrà la pazienza di leggere il seguito, si sottoporrà con più serenità alla operazione.


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JAMES TAYLOR - You've got a friend (tu hai un amico)

Scritto da Saverio Schirò Martedì 17 Aprile 2012 17:13


Questa bellissima canzone di James Taylor, parla dell’amicizia, di quella con la A maiuscola,
quella che tutti desidereremmo vivere.
Naturalmente come ogni sentimento, comporta una relazione e dunque riceviamo tanto quanto
riusciamo a donare di noi stessi.

Certo, l’amicizia è davvero una cosa eccezionale, ed io credo che come tutte le cose belle,
essa sia il riflesso di qualcosa di superiore, qualcosa di spirituale. Vivere l’amicizia autentica
significa davvero immergersi nella dimensione spirituale dell’uomo.
Non so cosa ne pensasse
James Taylor quando l’ha scritta, personalmente questa canzone
mi fa immaginare che la persona di cui parla potrebbe essere proprio l'amico per eccellenza:
Gesù Cristo.
"Non vi chiamo più servi" dice Gesù ai suoi, "ma amici".

E davvero Gesù è l'amico del cuore che ci accompagna nel  cammino della nostra vita
.


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La risurrezione: ci crediamo davvero?

Scritto da Giuseppe Compagno Sabato 07 Aprile 2012 10:13

Incredulità di Tommaso

In questi giorni, durante le celebrazioni della Settimana Santa, si è parlato della morte di Gesù. Del suo sacrificio per amore. È inevitabile pensare alla morte dei nostri cari, alla nostra morte.
La notte di Pasqua si celebrerà la resurrezione: quel Gesù che è stato sepolto risorge a nuova vita ed allora è festa grande. Non solo per l’amore che verso Gesù naturalmente sentiamo, ma perché in quella rinascita c’è sottintesa una promessa: come Lui, anche noi vinceremo la morte, anche a noi sarà data una vita nuova.Tutto bello, però viene da porsi una domanda: ma noi ci crediamo davvero alla resurrezione?


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Introduzione al Nuovo Testamento

Scritto da Saverio Schirò Martedì 20 Marzo 2012 11:29

la sacra scrittura
Per capire più in profondità il Nuovo Testamento occorre per prima cosa penetrare nel suo Sitz im leben (impariamo questa nuova parola tecnica della teologia: è tedesca ed indica l’ambiente vitale). Dobbiamo, in pratica, ricollocare il suo sviluppo nell’ambiente in cui si è svolta la sua storia e sono nati i suoi libri. L’ambiente giudaico in primo luogo, perché Gesù, pur essendo il capostipote e l’ispiratore di una nuova religione, non fu un cristiano ma visse pienamente la sua condizione di ebreo e durante la sua predicazione non varcò mai i confini della Palestina.


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