Divorziati e risposati, perchè no e quando sì alla Comunione

Divorziati e risposati, perchè no e quando sì alla Comunione

comunione per i   divorziati INTERVISTA ( pubblicata su Avvenire, 6 giugno 2010)

«Divorziati e risposati
perché no e quando sì alla Comunione»

Separati e divorziati possono fare la Comunione? E se no, perché? Sono le domande che molti si fanno di fronte a una norma della Chiesa cattolica che spesso ha suscitato, anche tra i credenti, non pochi dubbi e dolorose lacerazioni di coscienza. Quando poi alcuni casi di cronaca ripropongono il problema a dimensione mediatica, la questione torna di grande attualità. 

Avvenire
ha girato le domande più diffuse a monsignor Eugenio Zanetti, patrono stabile presso il Tribunale ecclesiastico regionale lombardo e responsabile del gruppo «La Casa», che nella diocesi di Bergamo fa accompagnamento spirituale e consulenza canonica per persone separate, divorziate o risposate.


Monsignor Zanetti, qual è esattamente la posizione dei separati e dei divorziati di fronte all’accesso ai sacramenti?
È quella descritta molto bene nel Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia e in altri documenti. Occorre distinguere fra coloro che si trovano in una situazione di «separazione», di «divorzio», di «nuova unione». Per i separati (che non hanno in corso una convivenza), soprattutto per chi ha subito la separazione, di per sé non ci sono impedimenti oggettivi ad accedere a Confessione e Comunione. Tuttavia, se un separato ha avuto grosse responsabilità e magari ha fatto del male all’altro coniuge o ai figli, questi per accedere fruttuosamente ai sacramenti dovrà fare un cammino di pentimento e, per quanto possibile, di riparazione del male fatto. Inoltre non vengono meno i suoi doveri nei confronti dei figli. Non bisogna dimenticare che i sacramenti non sono degli atti magici, ma comportano degli autentici cammini di conversione e di fede. Se una persona separata, pur non convivendo, vivesse dissolutamente, non sarebbe nelle condizioni di poter ricevere i sacramenti.

E per chi, dopo la separazione, si trova ora divorziato, che cosa succede?
Parliamo per ora dei divorziati che non hanno avviato una nuova convivenza o un matrimonio civile. Per la Chiesa il matrimonio, una volta celebrato in modo valido, è per sempre, cioè non può esser cancellato da nessuna potestà umana. Per questo, se in certe occasioni e a certe condizioni la Chiesa può riconoscere la legittimità della separazione per evitare mali maggiori, ritiene invece negativo il ricorso al divorzio. Quindi, se una persona è ricorsa al divorzio volendo cancellare definitivamente il suo matrimonio e magari, così facendo, ha causato ulteriore male e dolore all’altro coniuge o ai figli, per accedere ai sacramenti essa dovrà attestare un sincero pentimento e, per quanto possibile, attuare qualche gesto riparatore. Per chi, invece, ha subito il divorzio o ha dovuto accedervi per tutelare legittimi interessi propri o dei figli (senza tuttavia disprezzo verso il matrimonio, ritenuto comunque ancora in essere davanti a Dio e alla Chiesa), non vi sono impedimenti oggettivi per accedere ai sacramenti.


Dunque qual è l’impedimento effettivo: il divorzio in sé o la convivenza con altra persona successiva al divorzio?
Per separati o divorziati ciò che impedisce l’accesso ai sacramenti, oltre a eventuali condizioni morali soggettive non adeguate, è il fatto oggettivo di aver avviato una nuova convivenza o un matrimonio civile. È questa scelta, ulteriore rispetto alla separazione o al divorzio, che pone in una condizione in grave contrasto con il Vangelo del Signore riguardante l’amore fra un uomo e una donna sigillato con il matrimonio. L’insegnamento cristiano che la Chiesa cattolica continua a trasmettere propone agli uomini una scelta matrimoniale unica e indissolubile, fedele e aperta alla vita, per il bene dei coniugi e quello dei figli: un amore che riflette e testimonia la stessa qualità di amore che Dio ha verso gli uomini e che trova nel rapporto di Gesù con la Chiesa il suo riferimento e la sua mediazione ecclesiale. Il matrimonio religioso è una realtà incancellabile, proprio come incancellabile ed eterno è l’amore divino per l’umanità. Chi avvia una nuova unione contraddice con la sua scelta quanto indicato dal Signore e quindi si pone in una condizione oggettiva cosiddetta irregolare. Ed è proprio questa condizione irregolare che non pone i presupposti sufficienti per accedere ai sacramenti. Ciò però non significa emettere un giudizio sulle coscienze, dove solo Dio vede. Inoltre, il fatto di non poter accedere ai sacramenti non è assolutamente un indice di esclusione dalla vita della Chiesa; anche i divorziati risposati possono continuare a fare cammini di fede che li rendano partecipi e attivi nella comunità ecclesiale.


Qualcuno si chiede: perché non può comunicarsi neanche il coniuge che, pur non avendo alle spalle un matrimonio religioso, ha sposato civilmente una persona divorziata?
L’impedimento per accedere ai sacramenti è, come già detto, la scelta di avviare un’unione di tipo coniugale non fondata sul matrimonio religioso. Quindi le persone non sposate che decidono di avviare una convivenza o un matrimonio civile con persona separata o divorziata sanno che il loro partner è già legato ad un matrimonio e che quindi non potranno realizzare con esso un matrimonio cristiano; e tuttavia decidono di avviare un’unione con lui. La Chiesa, posta davanti a questa decisione, pur rispettando le persone, deve tuttavia esercitare un servizio di verità, che è anche un atto di carità, nel richiamare queste persone alle conseguenze della loro scelta. Ma anche queste persone possono continuare a fare un cammino nella Chiesa.

Ma perché l’omicida pentito e regolarmente confessato può comunicarsi e il divorziato risposato che eventualmente si riveli ottimo marito e buon genitore non può farlo?

Il giudizio sul fatto che una persona sia nelle condizioni oggettive di accedere o meno ai sacramenti non è da intendersi come un giudizio sulla sua coscienza: giudizio questo che spetta solo a Dio. Perciò, soffermarsi a fare confronti con gli altri non giova; al contrario dovremmo sempre avere a cuore, oltre alla nostra salvezza, anche quella degli altri, come Gesù ci insegna. 

Non dobbiamo allora scandalizzarci se un nostro fratello, che ha commesso anche gravi delitti come per esempio l’omicidio, compiendo un autentico cammino di pentimento, revisione e riparazione, riceve il perdono di Dio anche attraverso la Confessione. Anche a chi vive in una situazione matrimoniale irregolare Gesù propone un cammino di conversione; e certamente in questo cammino ha il suo valore un serio impegno nel voler bene alle persone vicine, nell’educare bene i figli, nel partecipare alla vita della comunità, nell’essere attivo nella carità e nell’impegno sociale.


Quanto poi ai mezzi spirituali che la Chiesa è chiamata ad amministrare, coloro che vivono in queste situazioni matrimoniali potranno usufruirne nella misura in cui le loro scelte di vita lo permettono. Se essi decidono di non modificare il loro stile di vita di indole coniugale, contrario quindi all’insegnamento cristiano, non potranno accedere ai sacramenti, poiché i sacramenti per essere ricevuti con frutto esigono appunto il proposito di vivere secondo tale insegnamento. Per loro però ci saranno altri mezzi e cammini penitenziali e di comunione che, sia pur non arrivando attualmente alla pienezza sacramentale, comunque tendono all’incontro con la misericordia e l’amore di Dio.


Che cosa succede se il divorziato risposato cessa la convivenza con la persona sposata in seconde nozze civili? Inoltre può accostarsi alla comunione una persona che pur trovandosi nelle condizioni della domanda precedente abbia notoriamente relazioni extraconiugali o si trovi in una situazione di notorietà personale tale da suscitare scandalo nella comunità ecclesiale?
Non dovremmo mai porci di fronte ai nostri fratelli con un atteggiamento giudicante o condannante; questo, anche perché dall’esterno non sempre è possibile conoscere e valutare la complessità della vita di una persona. Ciò non significa però lasciare tutto al giudizio e alle decisioni private o individualistiche; al contrario tutti devono confrontasi con l’insegnamento della Chiesa ed anche affidarsi all’accompagnamento di sapienti guide spirituali. Se quindi, a un certo punto chi vive una situazione matrimoniale irregolare decide di continuare a vivere insieme, ma astenendosi dai rapporti sessuali; o se cessa la convivenza, c’è separazione o divorzio dal matrimonio civile, o morte di uno dei partner, viene meno un impedimento oggettivo per accedere ai sacramenti.


Tuttavia, occorrerà valutare la globalità della vita morale e religiosa della persona, l’effettivo cammino di conversione in atto, così che l’essere riammessi ai sacramenti si inserisca in un autentico cammino di fede e in una rispettosa vita ecclesiale. In tutto ciò la Chiesa ha a cuore sia il singolo, sia l’attenzione ad evitare che il cammino di questi sia di scandalo per gli altri fedeli. Questo vale per tutti, anche (e forse con maggiore attenzione) per coloro che ricoprono un particolare ruolo pubblico.

 

Mimmo Muolo

Commenti

avatar Salvatore
0
 
 
Cosa si intende separato che ha una vita dissoluta non ha accesso ai sacramenti ?
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar stefano tourtli
-1
 
 
Perche quei p...... di preti che sono pedofili o che s.......... le mogli altrui possono continuare a fare i c....... che vogliono e una persona credente e praticante anche se divorziata non puo ricevere il sacramento della comunione? Gradirei una risposta piu che concreta, Grazie!!!!
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio Schirò
+2
 
 
Caro Stefano, la rabbia che trapela dal tuo commento non si addice ad un autentico cristiano “credente e praticante”. L’amore e la tolleranza sono le doti che ci dovrebbero contraddistinguere. Quelle stesse doti che, ahimé, spesso mancano a coloro che sono chiamati guidare il popolo di Dio.
Vivere in maniera disordinata è un male per tutti, laici o religiosi, dunque nessuno vuole giustificare i preti, anzi le loro debolezze appaiono più gravi in quanto scandalizzano tantissime persone. Ciò non toglie che il loro comportamento deplorevole non autorizza nessuno a comportarsi in modo scorretto.
Per quanto riguarda quello che tu chiedi, il perché non è concessa la comunione ai divorziati devo chiarire che il fatto di essere separati dal coniuge, anche legalmente, non esclude automaticamente dalla comunione ecclesiale. È la convivenza con un altro partner che viene considerata condizione di peccato, perché viene visto come uno stato di adulterio e trattandosi di convivenza continuata, è come se fosse un adulterio permanente.
Questa è la posizione ufficiale della chiesa che ha la sua validità assoluta come guida generale.
Ciò detto, ogni caso va considerato a parte e personalmente, ed è il punto su cui ogni Pastore dovrebbe riflettere, ed una buona guida spirituale alla quale affidarsi con fiducia, ci indicherà la strada da seguire. Questa strada non è detto a priori che debba condurci alla esclusione dalla comunione, sarà lui, la nostra guida spirituale ad aiutarci ad agire secondo coscienza. Perché è proprio quest’ultima, la coscienza, che se formata e guidata da Gesù Cristo (che seguiamo in quanto cristiani) ci consentirà di accedere comunque al sacramento laddove questo è possibile, oppure ci suggerirà di privarcene (anche con spirito di sacrificio) senza acredine e senza rabbia, e neppure ci escluderà dalla comunione con i fratelli e con Dio.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Arianna
0
 
 
il mio fidanzato è separato.E' stato costretto a separarsi dopo che aver scoperto che la moglie lo tradiva...(e' tutto documentato con prove!!!). Mi chiedo come possa la chiesa impedire ad un uomo di 40 anni che si trova in una simile situazione di rifarsi una vita...Non è giusto!
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio
+1
 
 
La tua domanda effettivamente è pertinente. Come si può impedire ad una persona abbandonata ingiustamente di rifarsi una vita? Bisogna valutare attentamente la situazione personale, specie dal punto della fede della coppia che vuole rifarsi una vita amorosa: che esperienza di fede avete? Che rapporto con Gesù e con la chiesa?
Non sono domande secondarie, ma di capitale importanza.
La legge della chiesa sul divorzio è assolutamente corretta, ma a livello generale. Poi va applicata ad ogni singolo caso. Suggerisco in questi casi di rivolgersi ad una buona guida spirituale che saprà darvi le direttive più corrette. All'interno della chiesa ci sono molte figure (sacerdoti e non) che sapranno ascoltarvi ed indirizzarvi nel modo migliore per vivere la vita di fede all'interno della vostra esperienza amorosa, qualunque essa sia. Gesù non allontana mai nessuno e per tutti ha la parola giusta: basta saperla ascoltare.
Facci sapere di più. E auguri per la vostra vita.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar giulia
0
 
 
perchè invece, un annullamento, pagato profumatamente, permette a coloro che lo hanno ricevuto,di poter fare la comunione?Non parlo per me, ma vorrei una risposta per tante persone che me lo chiedono.Sono una credente e osservante, ma non so dare una risposta. Gradirei saperla. Grazie.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio
+2
 
 
Cara Giulia, il problema che tu evidenzi, cioè la possibilità di potere avere un annullamento attraverso un pagamento profumato, in realtà è solo un mito. Ottenere un annullamento del matrimonio benché costi come pratiche legali, non è possibile se non ci sono gli estremi legali riconosciuti dal diritto canonico. Non è questione di soldi ma di una condizione difettosa, certificata e dimostrabile che attesti che il matrimonio non si è svolto rispettando tutti i crismi e le condizioni di legalità: altrimenti non c’è niente da fare. Se abusi vengono perpetrati da soggetti (anche clericali) privi di onestà e di scrupoli, con attestazioni false, beh, non ti dico che non sia possibile, ma i responsabili si macchiano di una irregolarità gravissima prima di tutto davanti a Dio. È a lui che in coscienza, alla fin fine bisogna rendere conto. Questo è quello che crediamo.
Per quello che riguarda il problema in generale, cioè la morale familiare, essere d’accordo o meno con i dettami della chiesa è una questione di coscienza prima e di appartenenza alla cattolicità poi: questo, capisci bene è un altro argomento di cui se vuoi possiamo riparlare.
Sempre a disposizione. Scrivi al nostro indirizzo di posta e chiedi dettagli se ti va.
Saverio Schirò - Amministratore
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar samantha
0
 
 
Salve, vorrei sapere se posso ricevere ancora la comunione nella mia situazione. Sono divorziata da matrimonio solo civile, il mio ex marito mi tradiva, attualmente, da 8 anni convivo con il mio compagno separato anche lui da matrimonio solo civile e abbiamo due figlie.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio
0
 
 
Cara Samantha, la domanda dovrebbe essere un'altra: perché non mi sposo in chiesa, dal momento che sto percorrendo un cammino di fede? Frequentare la chiesa e i suoi sacramenti presuppone un cammino di fede insieme e dietro a Gesù, o no? E allora? La convivenza tra ex sposati civilmente, o tra liberi, non è una condizione coniugale "regolare" secondo gli insegnamenti della chiesa, questo è chiaro, dunque escluderebbe per principio alla partecipazione ai sacramenti.
Nel vostro caso, regolarizzare la vostra unione col sacramento è davvero facilissimo, dunque perché non farlo?
Se desideri ulteriori chiarimenti, o vuoi ripalarne più approfonditamente puoi scrivere all'indirizzo del Sito.
Auguri.
Saverio Schirò - Amministratore
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar samantha
0
 
 
La mia domanda non era a caso. L ex moglie del mio compagno non vuole firmare il divorzio, se non in cambio di denaro, quindi non essendo nella condizione di accontentare la signora non possiamo sposarci. Dipendesse da noi l avremmo fatto gia' da molto tempo. Quindi, posso ricevere ancora la comunione o devo aspettare di risolvere, cosa molto impossibile, il problema? Grazie, samantha
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio
0
 
 
Cara Samantha, comprendo adesso il problema che state vivendo (il tuo compagno è anche lui credente?) e mi rendo conto come l'ostinazione umana non ha davvero limiti: rifiutare un divorzio legale davanti ad una separazione di fatto (e dopo 8 anni!) è davvero una situazione spiacevole.
Detto questo, credo che comunque possiate sposarvi in chiesa indipendentemente dal matrimonio in municipio: davanti a Dio, secondo la legge ecclesiastica siete entrambi liberi, dunque...
Le consiglio di parlarne col prete della vostra parrocchia che saprà darvi le delucidazioni necessarie.
Infine, ma a livello personale, le ricordo che in definitiva l'ultima a giudicare le nostre scelte e le nostre decisioni è la nostra coscienza (naturalmente quando è ben radicata in Gesù Cristo).
Disponibile ad ogni ulteriore chiarimento (se gradisce in privato può scrivere all'indirizzo del Sito: gruppo3millennio@gmail.com), le faccio i miei auguri.
Saverio Schirò - Amministratore
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar samantha
0
 
 
Grazie per la sua attenzione. Samantha
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Silvano
0
 
 
La mia domanda è questa: Sono divorziato in quanto la mia ex moglie se ne andata con un'altro e mia ha lasciato con una figlia di 14 anni che ho allevato con mia madre. Adesso mia figlia laureata, con un lavoro fisso sposata regolarmente in chiesa ha avuto una figlia.
Io non convivo e non ho dei legami sentimentali, ma dei rapporti sporadici, preciso che sono stato per diversi anni coordinatore dei separati e divorziati con riunioni settimanali in chiesa con la presenza sempre di un sacerdote
Chiedo perché non posso fare da padrino alla mia nipotina, visto che molti sposati cattolici si cornificano a vicenda e poi vengono in chiesa a leggere il vangelo o ad insegnare catechismo.
Quando frequentavo la chiesa anche da divorziato ho sempre fatto la comunione e la confessione.
Grazie
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio
0
 
 
Caro SIlvano, per quanto ne sappia io, la condizione familiare che tu stai vivendo, cioè senza una relazione sentimentale regolare, non dovrebbe essere un impedimento a vivere pienamente nella chiesa a pieno titolo, cioè con la partecipazione a tutti i sacramenti, dunque potresti tranquillamente fare da padrino alla tua nipotina. Certo, saprai benissimo che ogni rapporto anche se sporadico, secondo il dettato morale della chiesa ti inquadrerebbe in una condizione di peccato. Condizione rimediabile attraverso il sacramento della confessione, laddove le condizioni di pentimento e volontà di smettere siano presenti. Capisco che non è la condizione ideale per una persona che voglia vivere a pieno la dimensione cristiana ed ecclesiale ed insieme la dimensione dell'amore coniugale, tuttavia così è secondo la legge morale della chiesa. Alla fin fine ci giudica la nostra coscienza e a quella dobbiamo obbedire.
Se il parroco o chi per lui vuole impedirti di fare da padrino fatti spiegare le ragioni e poi riparliamone. Da parte mia spulcerò le regole morali in merito e cercherò di dartene ragione. Facci sapere e nel frattempo sarebbe più "cristiano" evitare di giudicare gli altri limitandoci a a guardare solo dentro la nostra coscienza.
Auguri.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Silvano
0
 
 
Grazie della risposta
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Jessika
0
 
 
Salve, vorrei fare una domanda: io sono separata, da un matrimonio solo civile, non religioso. Il mio marito è musulmano e quindi ci siamo sposati secondo il suo rito. posso fare la comunione lo stesso?
grazie mille
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio Schirò
0
 
 
Il matrimonio musulmano nulla ha a che vedere col nostro Sacramento del matrimonio. Il che significa che per la chiesa la tua condizione è equiparabile a quella di chi non è sposata.
La nostra religione concede la possibilità di sposarsi in chiesa con una persona di religione diversa (la concessione Paolina) a patto che il matrimonio sia celebrato regolarmente e il partner di religione diversa lasci l'altro libero di vivere la propria religione, né si opponga all'educazione cristiana dei figli.
Non è qui il luogo adatto per discutere se questo è giusto o meno, però una considerazione personale la vorrei fare:
per quale ragione ti preoccupi se puoi prendere o meno la Comunione, cioè entrare in Comunione con Gesù Cristo e la sua Chiesa, quando hai vissuto due "convivenze" e nessuna santificata col sacramento del matrimonio?
Se puoi fare a meno di frequentare Gesù e la sua Chiesa, mi chiedo, che senso ha preoccuparsi di "fare" la comunione?
Scusa la franchezza ma addolcire la pillola non serve a niente. Scrivi quando vuoi.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar paola
0
 
 
Sto divorziando e mio marito non vuole che i mio figlio passi la comunione a giugno. Può impedirlo?
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio Schirò
0
 
 
Onestamente, non lo so. Si tratta di situazioni legali molto delicate. Dal punto di vista morale credo di no.
Mi chiedo quale sia la ragione di tale rifiuto. Ne parlerei al parroco per avere consigli e chiarimenti. Ti faccio comunque i miei auguri e sarei felice se tu ci tenessi informati sugli sviluppi della faccenda, potrebbe essere d'aiuto ad altre persone nella tua stessa condizione. Per quanto mi riguarda vedrò di informarmi presso qualche legale esperto in materia. Fatti risentire.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Roberto
0
 
 
Roberto
Salve, avrei bisogno di alcuni chiarimenti/riflessioni riguardo ad un problema sul quale stò riflettendo da un pò di tempo e che mi attanaglia non poco la mente...(sono un cattolico single e praticante) Mia cugina (cattolica praticante, che va in chiesa regolarmente tutte le domeniche e che sino a poco tempo fa si confessava e faceva la comunione) è separata in attesa di divorzio da c.ca 4 anni. Si è sposata in chiesa. Conoscendo molto bene la situazione che l'ha portata alla separazione posso tranquillamente affermare che "la causa del misfatto" è da ripartire al 50% con l'ex marito (non credente). Da poco tempo, ha intrapreso una nuova relazione con un uomo celibe (che ha alle spalle due convivenze, per cui presumo sia non credente/non praticante....). Per ora, si vedono per lo più nei fine settimana quando lei va a dormire a casa sua (lui vive solo) Anche se qualcuno diceva che a pensare male si fa peccato, ma a volte si ci azzecca...presumo che qualche volta abbiano anche rapporti sessuali (e data l'età relativamente giovane di entrambi, lei ha 43 anni) penso sinceramente che facciano uso di anticoncezionali....La mia domanda è questa: premesso che il giudizio sulle coscienze lo può dare soltanto Dio ed io non mi permetto nè di darlo nè di chiederlo, però vorrei un Suo giudizio possibilmente obiettivo sulla morale cattolica relativa alla situazione descritta che serva da orientamento a tanti cattolici che come me cominciano ad essere un pò confusi, anche perchè il caso che io ho rilevato, è ormai all'ordine del giorno nella ns. Società con un espansione impressionante.....anche perchè la chiesa cattolica secondo il sottoscritto, continua inspiegabilmente a latitare ed a non prendere serie decisioni in merito al problema. Concludendo: questi soggetti, vivono in una situazione di peccato grave o no?
Grazie
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Saverio Schirò
0
 
 
Carissimo Roberto, ti ringrazio per questa tua domanda/riflessione. Tu hai dato già un giudizio a questo comportamento ed hai ragione da vendere quando affermi che la Chiesa su questi argomenti latita clamorosamente. Lo fa perché la morale cattolica nel corso degli ultimi 50 anni si è allontanata decisamente dalla prassi della vita e schierarsi ostinatamente a modelli ormai antiquati di morale sessuale e sociale la porterebbe automaticamente fuori da ogni tipo di dialogo.
Qui si tratta di trovare risposte soddisfacenti per quello che riguardano temi fondamentali come la morale sessuale, matrimoniale e sociale, anche per quello che riguarda la liceità o meno dell'uso degli anticoncezionali all'interno delle coppie (anche regolarmente sposate). Io, da laico e sposato, padre di 3 figli ed inserito pienamente nel contesto sociale di questo secolo, devo confessarti che ho una visione piuttosto differente da quella che viene sbandierata ( e mai applicata) nelle rare discussioni che si sentono all'interno delle mura della nostra chiesa. Sto preparando un articolo proprio su questo argomento, non farà chiarezza probabilmente ma spero che apra un po' di più le coscienze degli uomini e allarghi gli orizzonti dei moralisti cattolici. Una cosa qui posso e voglio dire, dopotutto l'hai citata proprio tu: La chiesa ha l'obbligo (insisto, l'obbligo) di dare le indicazioni morali, in modo preciso e chiaro e inequivocabile; tuttavia l'applicazione va guardata alla luce dei casi particolari, cioè della vita vera e concreta delle persone e il giudizio spetta esclusivamente alle coscienze e di conseguenza a Dio. Aggiungo, ovviamente, alle coscienze formate alla luce di Gesù Cristo e del suo Vangelo.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Roberto
0
 
 
Grazie mille della risposta obiettiva, chiara ed esauriente. Aspetto volentieri l'articolo che stai preparando.....
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento

Il nuovo portale della città

Palermo come non l'hai mai vista
Banner

Letture del giorno

Vangelo Audio